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	<title>Protect Our Winters Italy</title>
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		<title>Mobility Month 2025: ecco come la comunità outdoor (e non solo) utilizza i mezzi di trasporto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 08:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia parlare di mobilità sostenibile significa spesso parlare di città. Piste ciclabili urbane, zone a traffico limitato, trasporto pubblico locale. Ma c’è un pezzo importante di Paese – fatto di aree interne, vallate, montagne, luoghi naturali – che resta ai margini di questo racconto. Ed è proprio lì che molti di noi vanno per [&#8230;]]]></description>
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<p>In Italia parlare di mobilità sostenibile significa spesso parlare di città. Piste ciclabili urbane, zone a traffico limitato, trasporto pubblico locale. Ma c’è un pezzo importante di Paese – fatto di aree interne, vallate, montagne, luoghi naturali – che resta ai margini di questo racconto. Ed è proprio lì che molti di noi vanno per praticare sport outdoor, ritrovare spazi di libertà, riconnettersi con la natura. Ed è lì che, molto spesso, l’auto sembra l’unica opzione possibile.</p>



<p>Da questa contraddizione nasce il <strong>Mobility Month 2025 di Protect Our Winters Italy</strong>: un mese per parlare di mobilità a basso impatto non in astratto, ma a partire da una domanda semplice e scomoda. Come ci muoviamo davvero quando andiamo a fare ciò che amiamo? E soprattutto: <strong>scegliamo l’auto perché ci piace, o perché non abbiamo alternative?</strong></p>



<p><meta charset="utf-8"><em>Puoi consultare e scaricare il report in versione integrale scorrendo in fondo all&#8217;articolo.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-background" style="background-color:#1e3a50;color:#1e3a50"/>



<h2><strong>La domanda da cui siamo partiti</strong></h2>



<p>L&#8217;imbottigliamento nel traffico di una valle il sabato mattina e la consueta spaesatezza in cui si cade alla ricerca di un parcheggio appena arrivatǝ sono davvero qualcosa che si è dispostǝ a sopportare pur di scappare dall&#8217;ambiente urbano?</p>



<p>Oppure utilizziamo l’auto perché, oggi, è spesso l’unico mezzo che garantisce libertà di orari, flessibilità, possibilità di trasportare attrezzatura e raggiungere luoghi che i mezzi pubblici non servono – o servono male?</p>



<p>Il sondaggio lanciato da POW Italy durante il Mobility Month 2025 nasce esattamente da qui: <strong>capire quali sono i limiti reali del sistema di mobilità e dove, invece, esiste spazio per cambiare.</strong></p>



<p>In un mese hanno risposto al sondaggio lanciato il l&#8217;1 ottobre <strong>oltre 1.000 persone</strong> della community outdoor italiana. Un numero che, da solo, racconta quanto questo tema sia sentito.</p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-background" style="background-color:#1e3a50;color:#1e3a50"/>



<h2><strong>Un mese di storie, dati e scelte quotidiane</strong></h2>



<p>Per tutto il mese abbiamo condiviso tre storie di tre personaggi vicinǝ a POW, grazie alla loro mentalità o il loro lavoro <meta charset="utf-8"> –  come Ade, volontaria per POW Italy sul suo territorio, il Piemonte. Abbiamo scelto Ade, Pierre e Dade perchè sono esempi concreti di come – quando possibile – la mobilità a basso impatto possa entrare nella vita quotidiana di chiunque. Abbiamo parlato di dati, di emissioni, di abitudini di spostamento. E poi abbiamo chiesto alla community di fare una cosa semplice ma potente: <strong>raccontarci come si muove davvero</strong>.</p>



<p>Rispondere a un sondaggio richiede tempo, attenzione, onestà. È anche un atto di fiducia. Per questo, prima di tutto, questo lavoro è un modo per restituire valore a chi ha partecipato.</p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-background" style="background-color:#1e3a50;color:#1e3a50"/>



<h2><strong>Cinque cose che abbiamo imparato insieme</strong></h2>



<p>La Science Alliance, la coalizione di POW Italy di scienziate, scienziati, esperti ed esperte per due mesi ha analizzato i dati raccolti <meta charset="utf-8"> – da cui sono emersi alcuni messaggi chiave, chiari e coerenti.</p>



<h3><strong>1. La crisi climatica conta, eccome.</strong></h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" width="923" height="652" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.00.17 AM-1.png" alt="" class="wp-image-18011" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.00.17 AM-1.png 923w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.00.17 AM-1-300x212.png 300w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.00.17 AM-1-768x543.png 768w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.00.17 AM-1-400x284.png 400w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.00.17 AM-1-480x339.png 480w" sizes="(max-width: 923px) 100vw, 923px" /></figure>



<p>La community outdoor è altamente consapevole: la crisi climatica influenza concretamente le scelte quotidiane e c’è una richiesta forte e trasversale affinché adattamento e mitigazione siano centrali nelle politiche pubbliche.</p>



<h3><strong>2. L’auto resta il mezzo più utilizzato.</strong></h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="859" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-1024x859.png" alt="" class="wp-image-18013" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-1024x859.png 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-300x252.png 300w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-768x644.png 768w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-1536x1288.png 1536w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-1080x906.png 1080w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-1280x1074.png 1280w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-980x822.png 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM-480x403.png 480w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.02.51 AM.png 1774w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Non per disinteresse ambientale, ma per necessità. Libertà di orari, rapidità, flessibilità e trasporto dell’attrezzatura sono fattori decisivi. Quando si va in montagna o in aree naturali, spesso non esistono alternative comparabili.</p>



<h3><strong>3. Traffico e parcheggi rovinano l’esperienza outdoor.</strong></h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="608" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-1024x608.png" alt="" class="wp-image-18015" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-1024x608.png 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-300x178.png 300w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-768x456.png 768w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-1080x641.png 1080w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-1280x760.png 1280w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-980x582.png 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM-480x285.png 480w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-17-alle-10.57.10 AM.png 1334w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Non è solo una questione ambientale. Per molte persone traffico, auto e parcheggi pieni compromettono direttamente la qualità dell’esperienza nei luoghi naturali.</p>



<h3><strong>4. La disponibilità al cambiamento c’è.</strong></h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="483" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2-1024x483.png" alt="" class="wp-image-18021" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2-1024x483.png 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2-300x142.png 300w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2-768x362.png 768w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2-1080x510.png 1080w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2-980x462.png 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2-480x226.png 480w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.05.15 AM-2.png 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Oltre il 60% delle persone si dice disposto a cambiare mezzo di trasporto se questo riducesse traffico e affollamento nelle località outdoor. Non è resistenza al cambiamento: è mancanza di condizioni.</p>



<h3><strong>5. Il vero problema è &#8220;the last mile&#8221;</strong>, <strong>l’ultimo miglio (e le informazioni).</strong></h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM-1024x512.png" alt="" class="wp-image-18023" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM-1024x512.png 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM-300x150.png 300w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM-768x384.png 768w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM-1080x540.png 1080w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM-980x490.png 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM-480x240.png 480w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.06.52 AM.png 1108w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Collegamenti mancanti, orari incompatibili, tempi di viaggio troppo lunghi e difficoltà nei cambi, prezzo dei biglietti calmierato. Le persone sarebbero disposte a investire, se il servizio fosse all’altezza.</p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-background has-cyan-bluish-gray-background-color has-cyan-bluish-gray-color"/>



<h2><strong>Sappiamo cosa serve, ma non ci sentiamo ascoltati</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="565" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM-1024x565.png" alt="" class="wp-image-18025" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM-1024x565.png 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM-300x166.png 300w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM-768x424.png 768w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM-1080x596.png 1080w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM-980x541.png 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM-480x265.png 480w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-23-alle-9.07.57 AM.png 1138w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>C’è però una frattura che emerge con forza. La maggior parte delle persone non ritiene che le esigenze di mobilità del proprio territorio vengano davvero considerate dai decisori politici. E molti non si sentono parte di una community capace di influenzare un cambiamento reale.</p>



<p>Eppure, i dati raccontano il contrario: <strong>la volontà di esserci, di partecipare, di fare la propria parte esiste</strong>. Manca spesso uno spazio che trasformi questa disponibilità individuale in voce collettiva.</p>



<p>Ed è qui che campagne come il Mobility Month diventano fondamentali.</p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-background" style="background-color:#1e3a50;color:#1e3a50"/>



<h2><strong>Perché questa campagna conta davvero</strong>?</h2>



<p>Il Mobility Month 2025 non è stato solo un esercizio di raccolta dati. È stato un momento di <strong>attivazione</strong>.</p>



<p>Attivazione significa creare massa critica. Significa dimostrare che il problema non è la mancanza di sensibilità, ma la mancanza di alternative credibili. L’obiettivo di POW Italy, nel lungo periodo, è proprio questo: <strong>esplorare e promuovere soluzioni di mobilità che siano comparabili all’auto in termini di comodità percepita</strong>, ma più economiche, più rapide, più accessibili e più capillari verso le aree interne e montane.</p>



<p>Non solo per ridurre le emissioni di CO₂ o rendere il turismo più sostenibile. Ma per migliorare l’accesso allo sport outdoor, rafforzare le connessioni con le comunità montane e offrire nuove opportunità a territori storicamente marginalizzati dal trasporto pubblico.</p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-background is-style-wide" style="background-color:#1e3a50;color:#1e3a50"/>



<p>Questo sondaggio non è un punto di arrivo. È un punto di partenza.</p>



<p>Dietro ogni risposta c’è una persona che ama stare all’aria aperta e che vorrebbe farlo in modo coerente con i propri valori. Mettere insieme queste voci significa iniziare a costruire un racconto diverso: uno in cui la mobilità non è un ostacolo, ma parte della soluzione.</p>



<p>Grazie a chi ha partecipato. A chi ha condiviso, risposto, riflettuto. È da qui che nasce il cambiamento: <strong>quando una community inizia a muoversi, davvero, nella stessa direzione</strong>.</p>



<p>Grazie alla Science Alliance tutta, che offre il proprio tempo libero a supportare con dati e competenze scientifiche le idee e i progetti di POW Italy</p>



<p><em>Puoi consultare e scaricare il report in versione integrale qui sotto:</em></p>



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		<title>Carovana dei Ghiacciai 2025: attraversare le Alpi per capire il futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:41:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono viaggi che insegnano più di quanto mostrano. La Carovana dei Ghiacciai 2025 è stata questo: un percorso attraverso sei luoghi delle Alpi, ognuno con un ghiacciaio che cambia, un paesaggio che si modifica, un tema che emerge con forza. Mettendo insieme queste tappe, si compone una mappa del presente: un mosaico di instabilità, [&#8230;]]]></description>
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<p>Ci sono viaggi che insegnano più di quanto mostrano. La Carovana dei Ghiacciai 2025 è stata questo: un percorso attraverso sei luoghi delle Alpi, ognuno con un ghiacciaio che cambia, un paesaggio che si modifica, un tema che emerge con forza. Mettendo insieme queste tappe, si compone una mappa del presente: un mosaico di instabilità, memoria, rischio, ma anche di conoscenza e possibilità.</p>



<h2>Tappa #1: Adamello, Lombardia</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="637" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/adamello_carovana-ghiacciai-2025-1024x637.png" alt="" class="wp-image-17978" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/adamello_carovana-ghiacciai-2025-980x610.png 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/adamello_carovana-ghiacciai-2025-480x299.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p>Il nostro cammino è iniziato sul <strong>ghiacciaio del Presena</strong>, nell’area dell’Adamello. Qui il paesaggio è segnato da una contraddizione evidente: da un lato la volontà di proteggere il ghiaccio con teli geotessili, dall’altro la lunga storia di sfruttamento turistico che ha reso questo luogo un simbolo della complessità del rapporto tra montagna e società. Il Presena è una soglia: introduce la Carovana ai suoi tre elementi fondamentali – scienza, attivismo, comunità – e mostra immediatamente quanto sia difficile, oggi, conciliare conservazione e uso, eredità e futuro. L’apertura della Carovana su questo ghiacciaio ha reso evidente una cosa: la montagna richiede cura, ma anche letture nuove.</p>



<h2><meta charset="utf-8">Tappa #2: <meta charset="utf-8">Aletsch, Svizzera</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/blatten_carovana-ghiacciai-2025-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-17980" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/blatten_carovana-ghiacciai-2025-980x735.jpeg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/blatten_carovana-ghiacciai-2025-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p>La seconda tappa ci ha portati nel cuore della Svizzera, sull’<strong>Aletsch</strong>, il gigante bianco delle Alpi, patrimonio UNESCO. Qui la scala cambia immediatamente. L’estensione immensa della massa glaciale e il suo ritiro rapido impongono uno sguardo più ampio, che supera i confini nazionali e diventa questione di <strong>governance</strong>. Intorno all’Aletsch la Carovana ha affrontato temi centrali: la gestione della risorsa idrica in un contesto che dipende sempre più da un ghiacciaio in perdita; l’instabilità dei versanti che accompagna lo scioglimento; la necessità di sistemi di monitoraggio e di allerta precoce condivisi; la responsabilità politica nell’agire prima che i limiti vengano superati. L’Aletsch è una lezione di dimensione: ci ricorda che il cambiamento climatico non è un fenomeno locale, ma un sistema che collega valli, nazioni, persone.</p>



<h2><meta charset="utf-8">Tappa #3: <meta charset="utf-8">Ventina, Lombardia</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ventina_carovana-ghiacciai-2025-1-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-17988" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ventina_carovana-ghiacciai-2025-1-980x551.jpeg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ventina_carovana-ghiacciai-2025-1-480x270.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p>Rientrati in Italia, la Carovana ha raggiunto il <strong>ghiacciaio del Ventina</strong>, in Valmalenco, dove la montagna rivela un’altra faccia della crisi: l’aumento del rischio nella frequentazione. Qui il ghiacciaio diventa una lente che mostra quanto sia diventato instabile l’ambiente d’alta quota: frane più frequenti, sentieri che cambiano, morene che si muovono, acqua che scorre in modi nuovi. È un luogo che costringe a fare i conti con il presente: non basta “andare in montagna”, bisogna capire come farlo in sicurezza e con consapevolezza. La Carovana, in questa tappa, ha lavorato proprio su questo: trasformare il ghiacciaio in uno strumento educativo, un modo per riflettere collettivamente su come la montagna ci chiede di cambiare.</p>



<h2><meta charset="utf-8">Tappa #4: <meta charset="utf-8">Ortles-Cevedale, Alto-Adige</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ortles-cevedale_carovana-ghiacciai-2025-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-17986" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ortles-cevedale_carovana-ghiacciai-2025-980x735.jpeg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ortles-cevedale_carovana-ghiacciai-2025-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p>La quarta tappa, a <strong>Solda</strong>, ai piedi del gruppo <strong>Ortles-Cevedale</strong>, ha riportato lo sguardo sulla dimensione culturale e storica della montagna. Queste cime custodiscono memorie profonde, naturali, alpinistiche, persino belliche, e oggi sono anche uno dei contesti più significativi per capire la trasformazione dei servizi ecosistemici. Qui la Carovana ha seguito da vicino il lavoro degli operatori del servizio glaciologico: una pratica che unisce rigore scientifico e un contatto fisico con il ghiaccio, sempre più complesso e rischioso. La montagna, in questo luogo, ci ha insegnato che la frequentazione non può più essere quella di un tempo: richiede rispetto, preparazione, e una comprensione nuova del limite.</p>



<h2><meta charset="utf-8">Tappa #5: <meta charset="utf-8"><meta charset="utf-8"><strong>Zugspitze</strong>, Germania</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/zugspitze_carovana-ghiacciai-2025-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-17990" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/zugspitze_carovana-ghiacciai-2025-980x735.jpeg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/zugspitze_carovana-ghiacciai-2025-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p>Dalle montagne dell’Alto Adige siamo saliti verso la Germania, sulla <strong>Zugspitze</strong>, dove resiste l’ultimo ghiacciaio del Paese, lo <strong>Schneeferner</strong>. Anche qui, però, la parola chiave è “fine”. Fine di un ghiacciaio; fine di un’epoca geologica che pensavamo eterna; fine di un immaginario nazionale costruito sulla neve e sull’alta quota. La Carovana, in questa tappa, ha scelto di guardare non solo al ghiaccio in superficie ma anche a ciò che sta sotto: il permafrost che si degrada, la montagna che perde coesione dall’interno, la scienza d’avanguardia che studia queste trasformazioni con strumenti capaci di misurare persino le variazioni di gravità. La Zugspitze ci ha insegnato a guardare la montagna come un organismo: si muove, respira, si trasforma, e oggi si indebolisce.</p>



<h2><meta charset="utf-8"><meta charset="utf-8">Tappa #6: <span style="background-color: rgba(102, 102, 102, 0.2);">G</span><strong>hiacciaio della Ciamarella e Bessanese, Piemonte</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ciamarella_carovana-ghiacciai-2025-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-17992" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ciamarella_carovana-ghiacciai-2025-980x735.jpeg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/12/ciamarella_carovana-ghiacciai-2025-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p>L’ultima tappa ci ha riportati in Italia, nelle <strong>Valli di Lanzo</strong>, tra la <strong>Ciamarella</strong> e la <strong>Bessanese</strong>, in un paesaggio segnato da frane, alluvioni, instabilità continua. Qui la Carovana ha chiuso il percorso riportando al centro il tema del <strong>rischio</strong> e dell’<strong>adattamento</strong>. La montagna che cambia non è solo un problema da monitorare: è una scuola. Camminando verso il Rifugio Cirié, osservando i versanti che si muovono e i torrenti che cambiano forma, abbiamo capito che ogni uscita sul campo è un esercizio di interpretazione. La montagna ci chiede attenzione, curiosità, capacità di leggere i segnali prima che diventino emergenze. E ci chiede, soprattutto, di trovare un linguaggio comune per raccontare ciò che accade.</p>



<h2>Le nostre conclusioni</h2>



<p>Guardando indietro, la Carovana dei Ghiacciai 2025 non è stata soltanto un itinerario scientifico. È stata un modo di restituire senso a ciò che ogni tappa mostrava: ghiacciai che non sono solo superfici bianche, ma <strong>sentinelle climatiche</strong>; paesaggi che cambiano e mettono in discussione i nostri modi di viverli; comunità che cercano strumenti per capire, adattarsi e partecipare. Attraversare le Alpi in questo modo significa riconoscere che la crisi climatica non è astratta: è scolpita nei versanti, nell’acqua che scende, nel ghiaccio che sparisce.</p>



<p>Se c’è una lezione finale, è questa: <strong>conoscere è già una forma di azione</strong>. E la montagna, oggi più che mai, ci invita proprio a questo: guardare, ascoltare, capire e poi agire, con la consapevolezza che il futuro delle Alpi è intrecciato al nostro.</p>
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		<title>Il peso (nascosto) della mobilità ad alte emissioni nell’outdoor: come la comunità può cambiare il trend</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 10:29:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Green Mobility]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nuovo sondaggio della Science Alliance di POW Italy, sviluppato da circa 500 risposte raccolte durante il Mobility Month 2024, rivela come, quanto e perchè la comunità outdoor si approccia alla mobilità ad alte emissioni durante la vita quotidiana e per la pratica dei loro sport preferiti. Ma la stessa community vede, potenzialmente, un’occasione per [&#8230;]]]></description>
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<p class="is-style-intro">Il nuovo sondaggio della Science Alliance di POW Italy, sviluppato da circa 500 risposte raccolte durante il Mobility Month 2024, <strong>rivela come, quanto e perchè la comunità outdoor si approccia alla mobilità ad alte emissioni </strong>durante la vita quotidiana e per la pratica dei loro sport preferiti. Ma la stessa community vede,  potenzialmente, un’occasione per ridurre l’impatto e vivere meglio i luoghi naturali nella mobilità a basse emissioni.</p>



<p><strong>Il paradosso è evidente</strong>: proprio chi si sente parte di una comunità che tutela la natura e la vive attraverso attività outdoor, finisce spesso per affidarsi a un modello di mobilità che ne compromette la salute. <strong>Gli spostamenti ad alte emissioni garantiscono libertà e comodità</strong> — partire quando si vuole, caricare zaini, sci, bici — ma dietro quella promessa di autonomia <strong>si nascondono costi ambientali e sociali</strong>: chilometri di code, parcheggi saturi, emissioni che pesano proprio su quei luoghi fragili che si vogliono vivere in tutta la loro integrità. È la dimostrazione che <strong>il problema non è la mancanza di consapevolezza, ma la difficoltà di tradurre i valori in scelte concrete</strong>, quando le infrastrutture e le abitudini culturali spingono in direzione opposta.</p>



<p class="is-style-default">Il report, condotto su circa 500 rispondenti appartenenti alla comunità outdoor italiana, conferma un paradosso noto: <strong>chi più apprezza i paesaggi e la montagna tende comunque a spostarsi spesso in auto</strong> perché questa soluzione garantisce flessibilità, capacità di carico per attrezzature e tempo personale. Dal punto di vista dell’impatto climatico, i dati e la letteratura indicano che la sostituzione di viaggi con mezzi ad alte emissioni con treno, trasporto pubblico o modalità attive può ridurre le emissioni del trasporto individuale di decine di percentuali su base per-persona. Dal punto di vista comportamentale, però, <strong>il problema è culturale e infrastrutturale</strong>: non si tratta solo di informare, ma di rendere praticabile e desiderabile la scelta alternativa. </p>



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<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column" style="flex-basis:100%">
<div class="wp-block-file aligncenter"><a href="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/09/Report-Sondaggio-2.pdf"><meta charset="utf-8">Leggi il Report del sondaggio di Mobility Month 2024</a><a href="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/09/Report-Sondaggio-2.pdf" class="wp-block-file__button" download>Download</a></div>



<div style="height:17px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



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</div>



<p class="is-style-default"><strong>Questo, in fin dei conti, è l&#8217;obiettivo di POW Italy</strong> quando fa advocacy sul tema della mobilità: raccogliere consenso e sensibilità, partendo da chi ha più a cuore gli effetti negativi della mobilità ad alte emissioni &#8211; proprio la comunità outdoor. Riconoscere la volontà di questa comunità e dimostrare a chi prende le decisioni che un cambiamento sistemico è fortemente voluto &#8211; e di vitale importanza &#8211; è l&#8217;unico modo per dare vita ad un cambiamento concreto. </p>



<p>Se l’esperienza outdoor potesse essere misurata anche in termini di “impronta lasciata lungo il viaggio”, <strong>quanto peserebbe per te il mezzo che scegli?</strong> Questa domanda, pensata per chi vive e ama la natura, sposta il focus dal sacrificio personale a una responsabilità collettiva: proteggere i luoghi implica spesso ripensare come arrivarci. Indagare le criticità dell’utilizzo di mezzi ad alte emissioni — stress del parcheggio, incertezza degli orari in montagna, costi nascosti, tempo perso in coda — permette di costruire narrazioni persuasive rivolte a un pubblico sensibile ai luoghi naturali.</p>



<p class="is-style-emphasis has-large-font-size"><strong>Cosa ha rivelato il sondaggio del Mobility Month 2024:</strong></p>



<ol><li>&#8220;<strong>Il campione che ha preso parte al sondaggio è giovane e concentrato nel Nord</strong>&#8220;. — Questo spiega la prevalenza di spostamenti verso le Alpi e la maggiore propensione allo sport outdoor.</li></ol>



<p>2. &#8220;<strong>Spesso si percorrono distanze simili per lavoro e per attività outdoor&#8221;.</strong> — Gli spostamenti ricreativi non sono trascurabili rispetto al commuting.</p>



<p>3. &#8220;<strong>L’automobile rimane dominante, specie in aree periferiche e interne&#8221;. </strong>— La capillarità del trasporto pubblico è il fattore critico.</p>



<p>4. <strong>“Chi usa l’auto la sceglie per flessibilità e capacità di carico.”</strong> — Portare attrezzatura e partire quando si vuole sono leve forti e sono determinanti nella scelta del tipo di mobilità per le proprie avventure outdoor. il trasporto pubblico ancora non è in grado di offrire una soluzione valida.</p>



<p>5. <strong>“Le Zone 30 e le piste ciclabili ottengono ampio consenso.” </strong>— Le proposte redatte nel &#8220;Libro Bianco&#8221; degli Stati Generali del Clima sono condivise dalla maggioranza dei rispondenti.</p>



<p>6. <strong>“Trasporto integrato (bici su treni/bus) è visto come leva efficace.” </strong>— Permettere il trasporto bici su treni può aumentare l’uso della bici per gli spostamenti verso i luoghi naturali.</p>



<p>7. <strong>“La frequenza e la capillarità del pubblico sono ostacoli percepiti.”</strong> — Orari e collegamenti inadeguati scoraggiano lo switch da mobilita1 ad alte emissioni a soluzioni meno impattanti.</p>



<p>8. <strong>“Il Car sharing è ben accolto (alto gradimento).”</strong> — La condivisione di mezzi di trasporto ad alte emissioni appare come una soluzione pratica e accettata.</p>



<p>9. <strong>“La community valorizza informazioni chiare e agevolazioni.”</strong> — Servono tool, comunicazioni e incentivi per pianificare viaggi più sostenibili.</p>



<p>10. <strong>“Le aree montane richiedono soluzioni su misura.”</strong> — Orari serali, navette e parcheggi bici sicuri sono richieste ricorrenti.</p>



<p></p>



<p class="is-style-emphasis has-large-font-size"><strong>Come ogni anno, anche nel 2025 POW Italy aderirà al Mobility Month</strong>.</p>



<p>Nel mese di ottobre, <strong>porteremo attenzione al tema della mobilità a basse emissioni per la comunità outdoor</strong>. Anche tu potrai condividere problemi, soluzioni e obiettivi personali nel prossimo sondaggio sviluppato dalla Science Alliance di POW Italy &#8211; <strong>segui <a href="https://www.instagram.com/protectourwintersitalia">@protectourwintersitaly</a> o <a rel="noreferrer noopener" href="https://protectourwinters.it/unisciti-a-noi/" target="_blank">iscriviti alla nostra newsletter</a> per rimanere aggiornatǝ</strong>. Partiamo l&#8217;1 ottobre!</p>



<p></p>



<p class="is-style-emphasis has-medium-font-size"><strong>Chi è l&#8217;autore: la Science Alliance di POW Italy</strong></p>



<p>La Science Alliance è la rete tecnico-scientifica di Protect Our Winters Italy che converte evidenza scientifica in advocacy e progetti pratici. Coordina raccolta dati, analisi statistiche e traduce risultati in raccomandazioni tecniche per istituzioni, territori e operatori outdoor. </p>



<p>Tra i suoi compiti ci sono: validare metodologie di monitoraggio, produrre report accessibili, progettare interventi pilota (trasporto integrato, servizi navetta, campagne informative) e fungere da ponte tra comunità scientifica, policy maker e settore privato per rendere la transizione verso la mobilità a basse emissioni credibile e operativa.</p>



<p></p>



<p><em>Cover photo © @cordova_vps</em></p>
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		<title>POW Italy dialoga con i territori olimpici di Milano-Cortina 2026 e rinnova la propria posizione critica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2025 16:06:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[Milano, 30 aprile 2025 – Nell’ambito del monitoraggio civico e ambientale delle opere collegate alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, Protect Our Winters Italy (POW Italy) ha organizzato due iniziative di osservazione partecipata e confronto, chiamate Walkscape, nei territori direttamente interessati dai cantieri olimpici: a Rasun-Anterselva (BZ) nel dicembre 2024 e a Cortina d’Ampezzo (BL) nell’aprile [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>Milano, 30 aprile 2025</strong> – Nell’ambito del monitoraggio civico e ambientale delle opere collegate alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, <em>Protect Our Winters Italy (POW Italy)</em> ha organizzato due iniziative di osservazione partecipata e confronto, chiamate <em>Walkscape</em>, nei territori direttamente interessati dai cantieri olimpici: a <strong>Rasun-Anterselva</strong> (BZ) nel dicembre 2024 e a <strong>Cortina d’Ampezzo</strong> (BL) nell’aprile 2025.</p>



<p>Gli incontri avevano l’obiettivo di osservare in loco l’avanzamento dei lavori infrastrutturali, raccogliere le testimonianze delle comunità locali e avviare un confronto sulle implicazioni ambientali, sociali ed economiche dell’evento olimpico (e della sua legacy) su territori alpini già fragili e sotto pressione. Tramite queste esperienze di camminata collettiva, infatti, possiamo comprendere meglio il paesaggio culturale moderno, ponendoci domande e ascoltando le storie del territorio. Le attività si sono svolte in collaborazione con realtà locali, associazioni ambientaliste, amministrazioni e gruppi civici spontanei.</p>



<div class="wp-block-file aligncenter"><a href="http://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/MC26-_-IT_Final-Position-Paper-Giochi-Olimpici-Invernali-2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggi: Il Position Paper di Protect Our Winters Italy sulle Olimpiadi Milano-Cortina 2026</a><a href="http://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/MC26-_-IT_Final-Position-Paper-Giochi-Olimpici-Invernali-2.pdf" class="wp-block-file__button" download>Download</a></div>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Rasun-Anterselva: criticità tra viabilità e governance territoriale</h2>



<p>Durante il <em>walkscape</em> in Valle di Anterselva si è discusso dell’<strong>ampliamento del centro di biathlon, della realizzazione di un nuovo bacino idrico nel bosco per l’innevamento artificiale e delle modifiche alla viabilità locale</strong>. All’incontro hanno preso parte il sindaco <strong>Thomas Schuster,</strong> insieme a rappresentanti della corrente e di precedenti amministrazioni comunali<strong>,</strong> rappresentanti del <strong>CAI Alto Adige,</strong> della <strong>Federazione degli Ambientalisti dell’Alto Adige</strong>, di <strong>Heimatpflegeverband</strong>, di <strong>Climate Action Sudtirol,</strong> l’associazione <strong>ProPusterta</strong>l, dell’<strong>Associazione Turistica Valle Anterselva</strong>, esponenti dell’amministrazione comunale, cittadinə e membri di movimenti civici critici nei confronti del progetto olimpico, oltre a rappresentanti del <em>Legacy Group</em>, incaricato di definire il riutilizzo post-evento delle infrastrutture.</p>



<p>Dal confronto pubblico tenutosi il 13 dicembre 2024 sono emerse tre questioni principali:</p>



<ul><li><strong>Partecipazione civica debole</strong>: è stata più volte evidenziata la necessità di un coinvolgimento autentico della cittadinanza nella pianificazione territoriale, in particolare rispetto a un evento di tale portata e impatto, gestito in tempi molto stretti, con fondi ingenti e spesso con scarsa trasparenza.<br></li><li><strong>Sostenibilità della mobilità</strong>: nonostante il <em>Piano Clima Alto Adige 2040</em> sottolinei la necessità di ridurre l’uso dell’auto privata, sono emerse perplessità riguardo alla portata e alla concezione delle nuove rotonde previste a Rasun-Anterselva e Valdaora, nonostante i tentativi di revisione dei progetti iniziali.<br></li><li><strong>Vincoli e opportunità</strong>: è emersa la richiesta di un maggiore confronto tra istituzioni e comunità per trovare un equilibrio tra esigenze locali, limiti ambientali e opportunità di sviluppo, nel rispetto del contesto montano.</li></ul>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9208-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16928" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9208-1024x683.jpg 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9208-980x653.jpg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9208-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption><em>© Beatrice Citterio</em></figcaption></figure>



<h2>Cortina d’Ampezzo: tra trasformazioni urbanistiche e interrogativi sulla legacy</h2>



<p>A Cortina il <em>walkscape</em> si è focalizzato sulle opere legate alla Variante di Cortina, sulla gestione della nuova pista da bob e sulla riqualificazione dell’ex stazione ferroviaria. All&#8217;iniziativa hanno partecipato diverse realtà locali tra cui <em>Voci di Cortina, Cortina Bene Comune, Libera Cadore, Silverio Lacedelli, Italia Nostra, Plattform Pro Pustertal, Ci Sarà un Bel Clima</em> e <em>Patagonia Cortina</em>. Significativa anche la partecipazione, seppur informale, di Michele Di Gallo della Fondazione Cortina.</p>



<p>Dal confronto sono emerse tre tematiche chiave:</p>



<ol><li><strong>Il coinvolgimento della cittadinanza nella candidatura e nella pianificazione &#8211; </strong>Le realtà civiche presenti hanno segnalato un coinvolgimento istituzionale molto limitato, testimoniato anche dalla difficoltà ad accedere alle informazioni sui progetti in corso e dalla mancata approvazione di un referendum sulla partecipazione ai Giochi. Sebbene la gestione operativa dell’evento sia affidata alla <em>Fondazione Cortina</em>, è emerso il desiderio che questa agisca in modo più rappresentativo rispetto alle istanze della popolazione residente.<br></li><li><strong>Il bilancio tra i vantaggi e gli svantaggi per la popolazione locale &#8211; </strong>Cortina, già meta turistica affermata, rischia di subire ulteriori pressioni senza benefici diffusi. Le ricadute economiche sembrano concentrate su chi opera nel turismo di fascia alta, mentre continuano a mancare investimenti nei servizi per residenti. In particolare, la riqualificazione dell’ex stazione (seppur slegata dai fondi olimpici ma che risponde al medesimo approccio alla gestione territoriale), l’assenza di interventi mirati alla risoluzione di problemi strutturali della conca cadorina (come l&#8217;instabilità idrogeologica dei versanti che impatta sulle infrastrutture e sulla viabilità locale) e i costi di gestione della nuova pista da bob vengono percepiti come elementi critici nella gestione del bene pubblico.<br></li><li><strong>La legacy che lasceranno i Giochi &#8211; </strong>La legacy per il territorio resta incerta e controversa. Al centro del dibattito vi sono le grandi opere stradali, in particolare la Variante di Cortina – un tunnel per deviare il traffico dal centro abitato – che genera opinioni contrastanti. Il rischio è che molte infrastrutture risultino sovradimensionate e scarsamente integrate con le reali esigenze della comunità, che avrebbe bisogno di un ripensamento del territorio coerente con le esigenze imposte dalle strategie di adattamento per la regione alpina e che sia in grado di rispondere agli impatti già osservati del cambiamento climatico in atto.</li></ol>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9952-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16930" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9952-1024x683.jpg 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9952-980x653.jpg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/DSCF9952-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption><meta charset="utf-8"><em>© Beatrice Citterio</em></figcaption></figure>



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<h2>Una posizione consolidata: un’opportunità mancata</h2>



<p>Le attività sul campo hanno confermato le criticità che POW Italy ha espresso nel documento di posizionamento <em>“Milano-Cortina 2026: un’opportunità mancata”</em>, disponibile online, in cui si sottolineano:</p>



<ul><li><strong>Scarsa trasparenza e governance debole</strong>: il coinvolgimento pubblico nei processi decisionali è stato insufficiente e molti progetti sono avanzati senza consultazioni efficaci né valutazioni ambientali approfondite e in grado di integrare strategie nazionali e globali di adattamento agli impatti del cambiamento climatico.<br></li><li><strong>Impatto ambientale e mobilità insostenibile</strong>: le opere appaiono invasive, con scarsa attenzione alla decarbonizzazione strutturale della mobilità regionale, nazionale o alpina.<br></li><li><strong>Legacy incerta e poco condivisa</strong>: molte infrastrutture rischiano di restare inutilizzate dopo i Giochi, mentre i costi ricadranno sulle comunità che, abitando in aree montane, subiscono già un impatto maggiore rispetto alla media globale e nazionale degli effetti della crisi climatica.</li></ul>



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<h2>La posizione di POW Italy</h2>



<p>Protect Our Winters Italy ribadisce la necessità di un cambio di paradigma nella gestione e nella realizzazione dei grandi eventi sportivi in montagna: <strong>devono essere i Giochi ad adattarsi al territorio che li ospita, non il contrario.</strong> È urgente avviare processi decisionali realmente inclusivi, basati su valutazioni sociali e ambientali partecipate, con una visione orientata a una legacy equa, utile e sostenibile.</p>



<p>Il nostro cammino non si ferma con la pubblicazione di questo documento e con queste esperienze di monitoraggio partecipativo: continueremo ad essere attivi sulla tematica e coordinarci insieme alla associazione gemella Protect Our Winters France per far si che ciò che abbiamo imparato sia utile per implementare in modo diverso le Olimpiadi invernali del 2030, in modo che possa essere davvero un evento sostenibile. Le lezioni che abbiamo imparato sul territorio italiano sono condivise con i nostri colleghi e le nostre colleghe di Protect Our Winters France, che operano sul territorio che ospiterà le successive Olimpiadi invernali e che hanno già identificato 17 punti per la realizzazione di Giochi Olimpici realmente sostenibili per il territorio.&nbsp;</p>



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<p><strong>Per approfondimenti e documentazione</strong>:<a href="http://www.protectourwinters.it"> www.protectourwinters.it<br></a><strong>Contatti stampa</strong>: Sofia Farina – Editorial Lead POW Italy | sofia@protectourwinters.it</p>



<p></p>



<p><em>Foto di copertina © Beatrice Citterio</em></p>
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		<title>Montagne in bilico: l’alpinismo nell’era del cambiamento climatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 07:25:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è stato un tempo in cui salire lungo la via normale della Marmolada era un rito d’iniziazione per molti alpinisti. Oggi, quel tempo sembra appartenere più ai libri di storia che all’attualità. Dopo il tragico crollo del ghiacciaio del 3 luglio 2022, la “Regina delle Dolomiti” è diventata simbolo di una montagna che cambia (troppo [&#8230;]]]></description>
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<p class="is-style-intro">C’è stato un tempo in cui salire lungo la via normale della Marmolada era un rito d’iniziazione per molti alpinisti. Oggi, quel tempo sembra appartenere più ai libri di storia che all’attualità. Dopo il tragico crollo del ghiacciaio del 3 luglio 2022, la <strong>“Regina delle Dolomiti” è diventata simbolo di una montagna che cambia</strong> (troppo in fretta) sotto i nostri occhi.</p>



<p><strong>La montagna si sta sgretolando, letteralmente.</strong> La degradazione del permafrost, il “collante” naturale che tiene insieme le pareti alpine, sta rendendo sempre più instabili tratti di roccia un tempo considerati sicuri. Il cambiamento climatico, per anni percepito come un fenomeno distante o futuro, è ormai inciso nella geologia stessa delle Alpi. E gli alpinisti, da sempre lettori esperti del paesaggio verticale, lo sanno bene: vie storiche diventano impraticabili, finestre stagionali si accorciano, rischi oggettivi aumentano.</p>



<h2><strong>Il prezzo dell’instabilità</strong></h2>



<p>Basta guardare al Monte Bianco per capirlo. Il <strong>Couloir du Goûter,</strong> tratto chiave della via normale francese, è stato teatro di ben <a href="https://www.petzl.com/fondation/s/accidents-couloir-gouter?language=fr">347 incidenti solo tra il 1990 e il 2017</a>. Frane, cadute di massi e colate detritiche ne hanno fatto uno dei luoghi più pericolosi dell’arco alpino. Non a caso, negli ultimi anni, le autorità hanno più volte invitato gli alpinisti a rinunciare all’ascensione durante l’estate, consigliando l’accesso solo in primavera, quando il permafrost è ancora stabile e i rischi sono leggermente più contenuti.</p>



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<iframe loading="lazy" title="The death couloir - Petzl Foundation" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/EetE588qJNQ?feature=oembed"  allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Stessa sorte per la leggendaria <strong>via Bonatti sul Pilastro Sud-Ovest del Petit Dru</strong>, nel massiccio del Monte Bianco: un tempo celebrata come una delle imprese più visionarie del grande alpinista italiano, oggi è definitivamente cancellata dalle <a href="https://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/nuova-frana-sulla-parete-ovest-del-dru.html">frane che dal 1997 ne hanno smantellato la struttura</a>. Rimane, ormai, solo nei racconti e nelle guide alpinistiche d’epoca: un capitolo glorioso chiuso dal clima.</p>



<p>Ma non sono episodi isolati. Anche i sentieri e le vie attorno al<a href="https://www.slf.ch/en/news/rock-and-snow-avalanche-at-flueela-wisshorn/"> <strong>Flüela Wisshorn,</strong></a> nei Grigioni svizzeri, hanno subito gravi conseguenze. La chiusura del 2019 per rischio caduta massi non è un caso isolato: il riscaldamento ha destabilizzato interi versanti, rendendo l’accesso sempre più incerto e subordinato a valutazioni geologiche frequenti. E nel Vallese, a <strong>Saas-Grund</strong>, le valanghe di ghiaccio e i distacchi di seracchi minacciano la sicurezza dei percorsi alpinistici, con finestre di accesso sempre più brevi e concentrate nei periodi più freddi.</p>



<p>Non è solo una questione di “vie perdute”: <strong>è la morfologia stessa della montagna a mutare. </strong>Le pareti rocciose sopra i 2.500 metri, come quelle del versante nord del Monte Rosa, mostrano segni evidenti di cedimento a causa del degrado del permafrost. Un’instabilità che, secondo le proiezioni, continuerà a crescere nei prossimi decenni, raggiungendo un picco entro il 2050, mettendo a rischio decine di percorsi, vie normali e traversate.</p>



<p>La montagna non crolla all’improvviso. Scricchiola, si scioglie, si muove e porta con sè bivacchi, rifugi, sentieri e vie alpinistiche. Per questo, chi la frequenta è chiamato oggi a una nuova forma di attenzione, fatta non solo di preparazione tecnica, ma di lettura climatica, consapevolezza geologica e capacità di rinuncia. Perché il prezzo dell’instabilità non è solo una via chiusa: è una nuova grammatica dell’alpinismo che si sta scrivendo, giorno dopo giorno, sotto ai nostri ramponi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/The-Petit-Dru-West-face-October-2017-A-major-part-of-the-route-has-disappeared-because-701x1024.png" alt="" class="wp-image-16906" width="701" height="1024" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/The-Petit-Dru-West-face-October-2017-A-major-part-of-the-route-has-disappeared-because-701x1024.png 701w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/05/The-Petit-Dru-West-face-October-2017-A-major-part-of-the-route-has-disappeared-because-480x702.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 701px, 100vw" /><figcaption><em>Parete ovest del Petit Dru, ottobre 2017. Gran parte del percorso è scomparsa a causa di un crollo di roccia nel 2005 e di un&#8217;ulteriore frana nel 2011 (292.000 m 3 ).</em> ©<em> &nbsp;<a href="https://www.researchgate.net/profile/Jacques-Mourey?_tp=eyJjb250ZXh0Ijp7ImZpcnN0UGFnZSI6Il9kaXJlY3QiLCJwYWdlIjoiX2RpcmVjdCJ9fQ">Jacques Mourey</a> / Research Gate</em></figcaption></figure></div>



<h2><strong>Verso un alpinismo di adattamento</strong></h2>



<p>Di fronte a una montagna che cambia rapidamente, anche il modo di viverla deve evolversi. L’adattamento non è più un’opzione, ma una necessità. L<strong>e stagioni “classiche” dell’alpinismo stanno traslando</strong>: dove prima si puntava all’estate, oggi le condizioni più sicure si trovano spesso in primavera o inizio autunno, quando il permafrost è ancora solido e le temperature contengono l’instabilità dei versanti.</p>



<p>Nei grandi ghiacciai come l’Aletsch, il più esteso delle Alpi, i tracciati vengono modificati di anno in anno per evitare crepacci aperti o pareti instabili. Nel Vallese svizzero, sul ghiacciaio del Trient o nelle vie attorno a Saas-Grund, si può procedere solo in condizioni molto specifiche: neve compatta, temperature sotto zero, partenze notturne o all’alba per minimizzare l’esposizione alle ore calde. L’alpinismo, da sfida contro la montagna, diventa sempre più un esercizio di ascolto e lettura del territorio.</p>



<p>In questo scenario, anche la preparazione deve cambiare. Le informazioni statiche delle guide cartacee non bastano più: oggi è fondamentale consultare fonti aggiornate in tempo reale, come i bollettini nivometeorologici, i report delle guide alpine locali, gli avvisi di instabilità dei ghiacciai e i dati dei sistemi di monitoraggio geologico. Strumenti come i portali dei servizi meteorologici nazionali, le mappe interattive e le piattaforme di segnalazione delle condizioni dei sentieri diventano alleati indispensabili.</p>



<p>Anche la logistica va ripensata. Le salite vanno pianificate con margini di flessibilità più ampi, includendo piani B realistici. L’attrezzatura tecnica deve essere selezionata con maggiore attenzione: in molti casi, procedere legati su ghiacciaio è tornato a essere una regola imprescindibile anche su percorsi considerati “facili” fino a pochi anni fa. Le cordate devono saper valutare le condizioni in loco e rinunciare se necessario, senza considerare il “fallimento” come tale, ma come espressione di consapevolezza.</p>



<p>L’alpinismo, oggi, richiede nuove competenze: conoscenze glaciologiche, capacità di lettura dei segnali del terreno, sensibilità meteorologica. La sfida non è solo tecnica, ma culturale. Perché adattarsi non significa “fare meno”, ma “fare meglio”, con un rispetto profondo per l’equilibrio precario in cui la montagna si trova.&nbsp;</p>



<h2><strong>Sci alpino: il futuro in bilico sotto la linea della neve</strong></h2>



<p>Non è solo la verticale a soffrire. Anche gli sport invernali, e in particolare lo sci alpino, si trovano oggi a fare i conti con una realtà che cambia. Il riscaldamento globale sta spingendo sempre più in alto la “linea della neve” — la quota minima a cui si può garantire un innevamento naturale affidabile.</p>



<p>Secondo uno studio recentemente pubblicato, se le emissioni globali continueranno ai ritmi attuali, oltre il 50% delle stazioni sciistiche europee sarà “a rischio neve” già entro il 2050. Questo significa stagioni accorciate, innevamento artificiale sempre più costoso e impatti ambientali aggiuntivi, legati al consumo di energia e risorse idriche.</p>



<p>In Italia, <strong>le località al di sotto dei 1.500 metri già oggi faticano a garantire stagioni regolari e si basano quasi interamente su l&#8217;innevamento artificiale. </strong>Alcune, come quelle dell’Appennino o delle Prealpi lombarde, hanno perso più della metà delle giornate sciabili rispetto agli anni ’80. E la tendenza non accenna a fermarsi.</p>



<p>Le implicazioni sono anche simboliche: le Olimpiadi invernali, da sempre vetrina globale degli sport sulla neve, rischiano di diventare impraticabili in molte delle sedi storiche. Uno studio&nbsp; dimostra che, in uno scenario di riscaldamento incontrollato, <strong>solo 1 su 21 delle città che hanno ospitato i Giochi invernali dal 1924 ad oggi sarà ancora “climaticamente affidabile” entro fine secolo.</strong></p>



<p>In questo contesto, il turismo della neve dovrà scegliere: continuare a rincorrere l’innevamento a suon di cannoni, oppure ripensarsi in chiave di sostenibilità, diversificazione e adattamento. Sempre più località stanno sperimentando un modello “4 stagioni”, puntando su escursionismo, bike e cultura. Ma il cambiamento richiede investimenti, visione e soprattutto consapevolezza.</p>



<p>L&#8217;alpinismo e la frequentazione della montagna stanno affrontando sfide senza precedenti. La sicurezza, la percorribilità delle vie e la stessa esistenza di molte attività legate alla neve sono in pericolo. Non si tratta più solo di adattarsi, ma di agire — come comunità, come istituzioni, come sportivi — per contenere l’impatto climatico e salvaguardare ciò che le montagne rappresentano.</p>



<p>Ogni via che crolla, ogni stagione che si accorcia, ogni ghiacciaio che arretra, è un segnale. Sta a noi decidere se continuare a ignorarlo — o se trasformarlo in una chiamata all’azione.</p>



<p>Co<em>ver image © Andrea Palazzi</em></p>



<hr class="wp-block-separator is-style-wide"/>



<h3><strong>Fonti principali:</strong></h3>



<ul><li><em>Haeberli, W. et al. (2023), <a href="https://www.researchgate.net/publication/227220283_Glacier_and_Permafrost_Hazards_in_High_Mountains">High-mountain permafrost and glacial hazards, Science of The Total Environment</a>.&nbsp;</em></li><li><em>Studio sul Couloir de Guoter (Monte Bianco): <a href="https://www.petzl.com/fondation/s/accidents-couloir-gouter?language=fr">https://www.petzl.com/fondation/s/accidents-couloir-gouter?language=fr</a><br></em></li><li><em>Scott, D. et al. (2023), Climate change and the future of the Olympic</em></li><li><em>Winter Games: athlete and coach perspectives: <a href="https://web.archive.org/web/20220218013114id_/https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/13683500.2021.2023480?needAccess=true">https://web.archive.org/web/20220218013114id_/https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/13683500.2021.2023480?needAccess=true</a><br></em></li><li><em>Phys.org: Alpine climbing routes crumble as climate warms: https://phys.org/news/2019-07-alpine-climbing-routes-crumble-climate.html<br></em></li><li><em>Climate change and the climate reliability of hosts in the second century of the Winter Olympic Games: <a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13683500.2024.2403133">https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13683500.2024.2403133</a>&nbsp;</em></li></ul>
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		<title>Microplastiche ad Alta Quota: La Haute Route che Svela l’Inquinamento Invisibile dei Ghiacciai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 13:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando pensiamo ai ghiacciai delle Alpi, immaginiamo silenzi immacolati, paesaggi incontaminati, luoghi dove la natura regna sovrana. Eppure, anche questi ambienti estremi e remoti non sono più al riparo dall’inquinamento globale: dal black carbon alle microplastiche, le terre alte di tutto il pianeta finiscono per diventare il punto di arrivo di particelle inquinanti emesse nelle [&#8230;]]]></description>
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<p class="is-style-intro">Quando pensiamo ai ghiacciai delle Alpi, immaginiamo silenzi immacolati, paesaggi incontaminati, luoghi dove la natura regna sovrana. Eppure, anche questi ambienti estremi e remoti non sono più al riparo dall’inquinamento globale: dal black carbon alle microplastiche, le terre alte di tutto il pianeta finiscono per diventare il punto di arrivo di particelle inquinanti emesse nelle pianure abitate e industrializzate.</p>



<p>Ormai siamo tempestati da notizie che riguardano l’inquinamento da microplastiche, che si trovano ormai letteralmente ovunque, dai mari alle placente umane. Tuttavia, la scoperta della loro presenza nei campioni raccolti su ghiacciai alpini d’alta quota rimane particolarmente impattante. Chi di noi, camminando con i ramponi o sciando su alte vette perennemente ghiacciate penserebbe di star calpestando un terreno che contiene microplastiche?</p>



<p>Questa scoperta, recentemente pubblicata, è stata resa possibile grazie a un progetto di <strong>scienza partecipata</strong>, che ha visto protagonisti un gruppo di alpinisti impegnati nella traversata della <strong>High Level Route</strong>: un percorso tecnico e impegnativo da Chamonix a Zermatt, disegnato dai pionieri che l’hanno percorso per la prima volta nel 1861, attraverso alcuni dei ghiacciai più alti e meno accessibili delle Alpi. Lungo il cammino il team ha raccolto campioni di neve in oltre 50 siti, seguendo rigorosi protocolli per evitare contaminazioni. I dati raccolti sono stati poi analizzati dai ricercatori, che hanno identificato la presenza di <strong>nanoplastiche in cinque siti oltre i 3.100 metri</strong>, con concentrazioni tra 2 e 80 nanogrammi per millilitro di neve sciolta.</p>



<h2>Dagli pneumatici alle Alpi: la plastica viaggia nell’aria</h2>



<p>Uno dei risultati più sorprendenti è l’origine di queste particelle: non frammenti di bottiglie o imballaggi, ma <strong>residui dell’usura degli pneumatici</strong>, insieme a tracce di polistirene e polietilene. Grazie ai modelli di dispersione atmosferica, è stato possibile ricostruire il tragitto compiuto da queste particelle: emesse dal traffico veicolare e dall’industria nei paesi a ovest delle Alpi (Francia, Spagna, Svizzera), vengono sollevate dal vento e trasportate attraverso l’atmosfera fino a essere depositate con le precipitazioni.</p>



<p>Questo significa che <strong>anche chi non ha mai messo piede su un ghiacciaio contribuisce ogni giorno al suo inquinamento.</strong></p>



<h2>Perché le nanoplastiche nei ghiacciai sono un problema serio</h2>



<p>L’inquinamento da micro e nanoplastiche non è solo una questione estetica o simbolica. Le particelle più piccole, difficilmente rilevabili, sono anche quelle potenzialmente più pericolose: possono entrare nella catena alimentare, contaminare le acque di fusione che alimentano i fiumi e i laghi a valle, e compromettere la salute degli ecosistemi alpini, già minacciati dal cambiamento climatico.</p>



<p>Inoltre, la loro presenza testimonia quanto profonda sia la nostra impronta ecologica: <strong>la plastica ha superato ogni barriera geografica, arrivando dove l’essere umano arriva a fatica — o non arriva affatto.</strong></p>



<h2>La citizen science come strumento di cambiamento</h2>



<p>Il progetto dimostra anche un altro aspetto fondamentale: che la collaborazione tra scienza e comunità outdoor può fare la differenza. Gli alpinisti della High Level Route non sono stati solo testimoni di un ambiente fragile, ma attori attivi nella produzione di conoscenza, contribuendo a rendere visibile un inquinamento invisibile.</p>



<h2>Cosa possiamo fare?</h2>



<p>Come <em>Protect Our Winters Italy</em>, crediamo che la consapevolezza sia il primo passo verso il cambiamento. Ecco perché è essenziale sostenere la ricerca scientifica indipendente, promuovere pratiche di mobilità sostenibile, e chiedere alle istituzioni misure efficaci per ridurre la dispersione di plastica nell’ambiente. Ma è anche importante riconoscere il valore delle terre alte: non solo come risorsa idrica e climatica, ma come indicatori sensibili della salute del nostro pianeta.</p>



<p>Se vuoi contribuire alla nostra Mission, puoi <a rel="noreferrer noopener" href="https://protectourwinters.it/tu-pow/" target="_blank">diventare membrǝ</a> o <a href="https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=4CMWWJCUF98QU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">donare una cifra a tua scelta</a>.</p>



<p></p>



<p><em>Tutte le foto © High Level Route 2022</em></p>
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		<title>Perché POW Italy ha firmato il Manifesto Europeo Per Una Nuova Governance Glaciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 13:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2025 è l’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, proclamato dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di accendere i riflettori su uno degli elementi più sensibili (e in pericolo) del nostro sistema climatico: la criosfera. È un’occasione cruciale per richiamare attenzione, responsabilità e azione su scala globale. Per questo motivo, noi di Protect Our Winters [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 2025 è l’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, proclamato dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di accendere i riflettori su uno degli elementi più sensibili (e in pericolo) del nostro sistema climatico:<strong> la criosfera</strong>. È un’occasione cruciale per richiamare attenzione, responsabilità e azione su scala globale. Per questo motivo, noi di <em>Protect Our Winters Italy</em> abbiamo deciso di sottoscrivere il Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse, promosso da Legambiente, il Club Alpino Italiano, il Comitato Glaciologico Italiano, CIPRA Italia ed EUMA.</p>



<h2>Perché abbiamo sottoscritto il Manifesto?</h2>



<p>Lo abbiamo fatto perché i ghiacciai non sono soltanto spettacolari formazioni naturali: <strong>sono riserve d’acqua dolce, regolatori climatici, archivi di memoria ambientale</strong>. E perché sono in pericolo.</p>



<p>Negli ultimi 20 anni la perdita di massa glaciale è raddoppiata, e solo nel 2023 si sono sciolte <strong>548 miliardi di tonnellate di ghiaccio</strong> a livello globale. Le Alpi, e in particolare l’Italia, sono fra le aree più colpite: <strong>un terzo della massa glaciale alpina è già andato perso</strong>, e due terzi rischiano di sparire entro il 2050. Fermare questo declino è una priorità non solo ambientale, ma anche sociale, economica e culturale.</p>



<h2>Cosa chiede il Manifesto?</h2>



<p>Il Manifesto non è un grido generico: è una proposta concreta. Chiede una <strong>nuova governance europea della criosfera</strong>, basata su:</p>



<ul><li><strong>Monitoraggio e ricerca scientifica</strong>: creare un sistema europeo di osservazione del rischio criosferico, condividendo dati e conoscenze tra Paesi e territori.</li><li><strong>Educazione e consapevolezza</strong>: sviluppare percorsi formativi per creare nuove competenze sulla mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.</li><li><strong>Politiche pubbliche e pianificazione responsabile</strong>: dalla revisione delle infrastrutture turistiche alla riforma della PAC, il Manifesto promuove una gestione sostenibile e lungimirante delle risorse montane.</li><li><strong>Coinvolgimento delle comunità locali</strong>: perché non può esserci adattamento efficace senza chi vive ogni giorno la montagna.</li><li><strong>Leadership europea</strong>: l’Europa deve guidare l’azione globale per la tutela degli ambienti glaciali, dalle Alpi alle calotte polari.</li></ul>



<p>La sua versione completa può essere letta qui: <a href="https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/manifesto-europeo-per-i-ghiacciai/">https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/manifesto-europeo-per-i-ghiacciai/</a></p>



<h2>Perché agire ora?</h2>



<p><strong>Ogni frazione di grado conta, ogni azione pesa.</strong> Secondo le proiezioni, anche negli scenari di basse emissioni perderemo il 25-29% della massa glaciale globale entro il 2100. Negli scenari ad alte emissioni, potremmo arrivare a perdere la metà.</p>



<p>I ghiacciai che oggi alimentano fiumi, raffreddano il pianeta e custodiscono la memoria del nostro clima, <strong>potrebbero diventare un ricordo in poche generazioni</strong>. L’innalzamento del livello del mare, la scarsità d’acqua, l’aumento dei rischi geologici in montagna sono solo alcune delle conseguenze che toccheranno anche chi vive lontano dalle vette.</p>



<p>Per questo <strong>serve una risposta collettiva e sistemica</strong>: non bastano soluzioni tecnologiche tampone, servono politiche strutturali, impegno civile, giustizia climatica.<br></p>



<h2>I ghiacciai hanno bisogno di azioni urgenti, concrete e condivise</h2>



<p>Come <em>Protect Our Winters Italy</em>, crediamo che la montagna non sia solo un luogo da vivere, ma anche da proteggere. Sottoscrivere il Manifesto è un passo importante: uno strumento per chiedere, insieme a tante realtà scientifiche, ambientaliste e territoriali, <strong>azioni urgenti, concrete e condivise</strong>.</p>



<p>Nel 2025, anno dedicato alla loro tutela, i ghiacciai ci chiedono di fare una scelta: o diventiamo la generazione che ha saputo fermare la crisi climatica, o quella che ha assistito al collasso in silenzio. Noi abbiamo scelto.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Conferenza di presentazione del Manifesto Europeo per la Governance dei Ghiacciai" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/PqY4XSU3Ob4?start=8320&#038;feature=oembed"  allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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		<title>L&#8217;acqua che scompare: come la fusione dei ghiacciai cambia i cicli idrologici e la nostra vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 15:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Una delle ragioni che hanno portato l’Unesco a dedicare il 2025 alla protezione dei ghiacciai è che la loro fusione sta influenzando i cicli idrologici globali e, di conseguenza, ogni aspetto della nostra esistenza: dall’agricoltura agli sport, fino alla disponibilità di acqua potabile nelle città. I ghiacciai: torri d’acqua del pianeta I ghiacciai sono spesso [&#8230;]]]></description>
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<p class="is-style-intro">Una delle ragioni che hanno portato l’Unesco a <strong>dedicare il 2025 alla protezione dei ghiacciai</strong> è che la loro fusione sta influenzando i cicli idrologici globali e, di conseguenza, ogni aspetto della nostra esistenza: dall’agricoltura agli sport, fino alla disponibilità di acqua potabile nelle città.</p>



<h2><strong>I ghiacciai: torri d’acqua del pianeta</strong></h2>



<p class="is-style-default">I ghiacciai sono spesso definiti <strong><em>water towers</em></strong>, torri d’acqua del pianeta, poiché agiscono come riserve d’acqua naturali, accumulando neve in inverno e rilasciando acqua durante i mesi estivi e nei periodi di siccità.&nbsp; Tuttavia, il riscaldamento globale sta alterando questo equilibrio: la fusione accelerata porta a un aumento temporaneo della portata dei fiumi, ma nel lungo termine si traduce in una riduzione drastica delle risorse idriche disponibili.</p>



<h4><strong>Nessunə esclusə&nbsp;</strong></h4>



<p class="is-style-default">La scomparsa dei ghiacciai non riguarda solo le regioni montuose e i loro abitanti, poiché i grandi fiumi generati dalla fusione glaciale alimentano pianure, città e aree agricole fondamentali per l’economia globale. Ad esempio, in Italia, i ghiacciai alpini sono una risorsa idrica cruciale per l’approvvigionamento d’acqua nelle regioni settentrionali. I nevai e ghiacciai alimentano i fiumi Po, Adige e Dora Baltea, che sostengono milioni di persone e gran parte del settore agricolo del Nord Italia, e la loro eccessiva fusione sta già causando una diminuzione della portata dei fiumi, con ripercussioni sulle risorse idriche disponibili per l’irrigazione, il consumo umano e la produzione energetica.<br><br>Se vuoi scoprire di più sulla salvaguardia dei ghiacciai e sul progetto DOWNSTREAM di POW, puoi <em><a rel="noreferrer noopener" href="https://momentous-radar-b42.notion.site/Eventi-POW-IT-2025-1853e542fc59800b8dd6ca86f74e91dd" target="_blank">trovare la proiezione</a> di DOWNSTREAM più vicina a te</em>, <em><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.instagram.com/protectourwintersitalia/?hl=en" target="_blank">seguirci</a> su Instagram</em> o <em><a rel="noreferrer noopener" href="https://downstream.protectourwinters.eu/" target="_blank">guardare</a> DOWNSTREAM su YouTube</em>.</p>



<h2><strong>Un problema globale&nbsp;</strong></h2>



<p class="is-style-default">Spostando lo sguardo al di fuori dei confini nazionali, la situazione non cambia e addirittura, in molti casi, si complica.&nbsp;<br><br>Tra i casi più eclatanti della connessione tra le terre alte e le pianure che ospitano grandi città, c’è quello del <strong>fiume Indo, </strong>in Pakistan e India. Questo<strong> </strong>riceve la maggior parte della sua portata durante la stagione secca dalla fusione di neve e ghiaccio e sostiene oltre 200 milioni di persone con acqua utilizzata per l’irrigazione, il consumo umano e la produzione di energia idroelettrica. Tuttavia, con il previsto picco di fusione entro il 2050, le riserve d’acqua diminuiranno drasticamente, aggravando la crisi idrica.<br><br>Una situazione simile si osserva in India, Bangladesh, Cina, dove gli impatti dell’arretramento dei ghiacci sulla portata del fiume <strong>Brahmaputra</strong>, alimentato per il 25% dalla fusione glaciale, mette a rischio una risorsa vitale per oltre 150 milioni di persone. Mentre il declino del <strong>fiume Gange, </strong>di cui circa il 20% della portata stagionale dipende dai ghiacciai, mette a rischio la sicurezza idrica di oltre 500 milioni di persone e ne minaccia la produzione agricola.</p>



<h4><strong>L’aumento del livello del mare</strong></h4>



<p class="is-style-default">Oltre a modificare i cicli idrologici e ridurre la disponibilità di acqua dolce, la fusione dei ghiacciai contribuisce in modo significativo <strong>all’innalzamento del livello del mare.</strong> Il ritiro dei ghiacciai montani e, soprattutto, la fusione delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide stanno già causando un aumento del livello degli oceani. Questo fenomeno minaccia direttamente le aree costiere, con conseguenze devastanti come l’erosione del suolo, l’intrusione salina nelle falde acquifere e la perdita di habitat per milioni di persone.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>L’Italia, con oltre 7.000 km di coste, è particolarmente <strong>vulnerabile</strong> all’innalzamento del livello del mare. </p></blockquote>



<p class="is-style-default">Città come <strong>Venezia</strong>, già alle prese con fenomeni di acqua alta sempre più frequenti, rischiano di subire danni irreversibili. Anche altre zone costiere, come il<strong> Delta del Po </strong>e le <strong>coste adriatiche</strong>, potrebbero subire <strong>alluvioni più frequenti e un progressivo arretramento della linea di costa</strong>. L’intrusione dell’acqua salata nei fiumi e nelle falde acquifere potrebbe compromettere le risorse idriche per l’agricoltura e il consumo umano.</p>



<h3><strong>Agricoltura e sicurezza alimentare a rischio</strong></h3>



<p class="is-style-default">L’agricoltura è uno dei settori più colpiti dalla riduzione dell’acqua dolce disponibile: la <strong>diminuzione della portata dei fiumi significa meno acqua per l’irrigazione,</strong> con conseguenze devastanti sulla produzione di cereali e altre colture essenziali.<br><br>In Italia,<strong> il bacino del Po è essenziale per l’agricoltura del nord,</strong> che rappresenta il cuore della produzione di riso, frumento e ortaggi del Paese. La riduzione delle risorse idriche sta mettendo sotto pressione gli agricoltori, con sempre più frequenti razionamenti e necessità di adottare tecniche di irrigazione più efficienti. L’aumento della salinizzazione del terreno, dovuto alla combinazione di una minore portata del fiume e dell’innalzamento del livello del mare, sta già danneggiando le colture nelle zone costiere della Pianura Padana.</p>



<h3><strong>Non solo agricoltura: conseguenze per la vita quotidiana</strong></h3>



<p class="is-style-default">Anche le città stanno affrontando il problema della scarsità d’acqua. Dalla Svizzera al Perù, molte metropoli dipendono dalla fusione stagionale dei ghiacciai per il rifornimento idrico. <strong>Se queste riserve scompaiono, l’accesso all’acqua potabile diventa più difficile</strong>, con impatti diretti sulla qualità della vita urbana, come razionamenti dell’acqua, limitazioni nei consumi industriali e possibili conflitti per la gestione delle risorse idriche.<br><br><strong>Milano</strong>, <strong>Torino</strong> e <strong>Bologna</strong>, così come altre grandi città del Nord Italia, <strong>dipendono dalle risorse idriche alpine</strong>. La riduzione della disponibilità d’acqua sta già portando a limitazioni per l’irrigazione urbana, l’industria e l’uso domestico. Nel 2022, il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza per la siccità, evidenziando la crescente vulnerabilità delle città alla riduzione delle risorse idriche.</p>



<h2><strong>Un problema che riguarda tutti: il progetto DOWNSTREAM di Protect Our Winters</strong></h2>



<p class="is-style-default" style="font-size:11px">Il progetto <strong>DOWNSTREAM</strong>, promosso da Protect Our Winters, sottolinea proprio come la fusione glaciale non sia un problema confinato alle montagne, ma una crisi idrica che riguarda anche le pianure e le grandi città. <br><br>Quando i ghiacciai si riducono, i fiumi che ne dipendono vedono una drastica riduzione della loro portata estiva, mettendo a rischio milioni di persone e intere economie. <strong>Senza interventi concreti, il futuro dell’approvvigionamento idrico sarà segnato da instabilità e crisi sempre più frequenti.</strong><br><br>La fusione dei ghiacciai non è un problema distante o circoscritto alle alte quote: il suo impatto si ripercuote ovunque, dalle pianure agricole alle città, fino agli sport che amiamo praticare. È tempo di agire per proteggere le nostre risorse idriche e garantire un futuro sostenibile. <strong>L’acqua che scorre dai ghiacciai alimenta la vita di miliardi di persone: senza di essa, il nostro mondo sarà radicalmente diverso.</strong></p>



<p class="is-style-default">________________________________________________________________________</p>



<p class="is-style-intro"><em>Questo articolo fa parte di una serie di  contenuti scritti da Sofia Farina, PhD in Fisica dell&#8217;Atmosfera e EU Climate Pact Ambassador con il supporto di POW Italy in occasione dell&#8217;Anno Internazionale per la Protezione dei Ghiacciai istituita dall&#8217;UNESCO.  Tramite la divulgazione scientifica, vogliamo condividere e aprire una conversazione sull&#8217;importanza e il ruolo dei ghiacciai per le nostre vite quotidiane, la società, l&#8217;ambiente e l&#8217;economia.</em></p>



<p class="is-style-intro"><em>Se vuoi scoprire di più sulla salvaguardia dei ghiacciai e sul progetto DOWNSTREAM di POW, puoi</em>:</p>



<ul><li><em><a rel="noreferrer noopener" href="https://momentous-radar-b42.notion.site/Eventi-POW-IT-2025-1853e542fc59800b8dd6ca86f74e91dd" target="_blank">trovare la proiezione</a> di DOWNSTREAM più vicina a te</em></li><li><em><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.instagram.com/protectourwintersitalia/?hl=en" target="_blank">seguirci</a> su Instagram </em></li><li><em><a rel="noreferrer noopener" href="https://downstream.protectourwinters.eu/" target="_blank">guardare</a> DOWNSTREAM su YouTube</em></li></ul>
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		<title>Oggi inizia l&#8217;Anno Internazionale per la Salvaguardia dei Ghiacciai 2025 di UNESCO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 07:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[I ghiacciai stanno scomparendo. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato. Il momento di agire è ora. Siamo a un punto di svolta. Il ghiaccio che ha modellato i nostri paesaggi, le nostre culture e i nostri sistemi idrici per millenni sta svanendo sotto i nostri occhi. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il [&#8230;]]]></description>
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<p class="is-style-intro"><strong>I ghiacciai stanno scomparendo. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato. Il momento di agire è ora.</strong></p>



<p class="is-style-default">Siamo a un punto di svolta. Il ghiaccio che ha modellato i nostri paesaggi, le nostre culture e i nostri sistemi idrici per millenni sta svanendo sotto i nostri occhi. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2025 come l’Anno Internazionale per la Salvaguardia dei Ghiacciai (IYGP), e Protect Our Winters (POW) è pronta a fare in modo che non sia solo un altro titolo di giornale—ma un anno di azione concreta.</p>



<h2><strong>Perché il 2025? Perché adesso?</strong></h2>



<p class="is-style-default">L’ultimo decennio ci ha ricordato senza tregua che la crisi climatica non è una minaccia lontana. Lo scorso anno, <strong>i ghiacciai delle Alpi hanno perso il 10% del loro volume residuo in appena due estati</strong>. L’Himalaya, le Montagne Rocciose, le Ande—nessuna catena montuosa è stata risparmiata. Quando i ghiacciai scompaiono, portano con sé le riserve di acqua dolce per miliardi di persone, la stabilità di interi ecosistemi e il patrimonio culturale delle comunità montane.</p>



<p class="is-style-default">Eppure, c’è speranza. La volontà politica cresce e l’azione climatica accelera, ma non abbastanza in fretta. È qui che POW (e tu) entrate in gioco.</p>



<h2><strong>La nostra campagna: trasformare la consapevolezza in azione</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/03/2025-unesco-ghiacciai-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-16791" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/03/2025-unesco-ghiacciai-1-1024x576.jpg 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/03/2025-unesco-ghiacciai-1-980x551.jpg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/03/2025-unesco-ghiacciai-1-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="is-style-default">Dal 21 marzo, POW lancerà una campagna di cinque settimane per chiedere azioni concrete per la salvaguardia dei ghiacciai. Questa data coincide con la celebrazione della prima <a href="https://www.notion.so/14683651230f4a09b959b6ea232feaab?pvs=21">Giornata Mondiale dei Ghiacciai e l’evento centrale della Giornata Mondiale dell’Acqua</a>, un evento di alto livello che si terrà presso la sede delle Nazioni Unite a New York, con una proiezione speciale di <a href="https://downstream.protectourwinters.eu/">DOWNSTREAM</a>, un progetto congiunto di scienza e cinema che esplora gli effetti a lungo raggio della perdita dei ghiacciai.</p>



<h2><strong>Cosa sta facendo POW?</strong></h2>



<p class="is-style-default">I nostri principali obiettivi per questa campagna sono:</p>



<p class="is-style-default">1. <strong>Aumentare la consapevolezza</strong> – Diffondere la scienza, le storie e l’urgenza legata alla perdita dei ghiacciai e all’importanza della loro tutela, attraverso proiezioni, social media ed eventi globali.</p>



<p class="is-style-default">2. <strong>Rafforzare la conoscenza scientifica</strong> – Collaborare con esperti per colmare il divario tra dati e decisioni politiche.</p>



<p class="is-style-default">3. <strong>Potenziare i quadri normativi</strong> – Portare il nostro messaggio direttamente ai decisori politici presso il <strong>Parlamento Europeo, le Nazioni Unite e i vertici globali sul clima</strong>.</p>



<p class="is-style-default">4. <strong>Promuovere l’azione</strong> – Fornire alle comunità il <a href="https://protectourwinters.fr/la-voix-des-glaciers/">kit La Voce dei Ghiacciai</a> per organizzare eventi e far sentire la propria voce.</p>



<h2><strong>Come puoi partecipare?</strong></h2>



<p class="is-style-default">I ghiacciai non hanno voce, ma noi sì. Attraverso lo storytelling, l’attivismo e l’azione diretta, POW si sta assicurando che il 2025 sia un punto di svolta—non solo un’altra statistica.</p>



<p class="is-style-default"><strong>📢 Ecco cosa puoi fare TU:</strong></p>



<p class="is-style-default">✅ Guarda <a href="https://downstream.protectourwinters.eu/">DOWNSTREAM</a> &#8211; o aspetta la proiezione più vicina a te. <a href="https://momentous-radar-b42.notion.site/Eventi-POW-IT-2025-1853e542fc59800b8dd6ca86f74e91dd?pvs=74" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clicca qui</a> per visualizzare la lista di eventi 2025 di POW Italy.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="DOWNSTREAM - A Protect Our Winters Film" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/_5YwVzqxRi0?feature=oembed"  allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="is-style-default">✅ Condividi il nostro messaggio e diffondilo. Tagga <a href="https://www.instagram.com/protectourwinterseurope/">@protectourwinterseurope</a> e, se applicabile, il tuo chapter locale di POW. Gli hashtag della campagna sono #glacierpreservation #glaciers2025 #IYGP2025</p>



<p class="is-style-default">✅ Chiedi ai politici di agire. Mostra loro che la salvaguardia dei ghiacciai non è un’opzione—è una necessità.</p>



<p class="is-style-default">Il tempo sta scadendo. Ma insieme possiamo fare la differenza.</p>
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		<title>&#8220;Il riassuntone&#8221;: Nuovo Direttivo per POW Italy e un&#8217;importante nomina nella Federazione Ambientalisti Alto Adige!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Palazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 17:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mese di febbraio ha portato grandi novità per Protect Our Winters Italy. Con il rinnovo del nostro Consiglio Direttivo e la nomina di un nostro membro all’interno della Federazione Ambientalisti Alto Adige, continuiamo a rafforzare il nostro impegno nella tutela della montagna e nella lotta al cambiamento climatico. Un nuovo capitolo per POW Italy [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="is-style-default">Il mese di febbraio ha portato grandi novità per Protect Our Winters Italy. Con il rinnovo del nostro Consiglio Direttivo e la nomina di un nostro membro all’interno della Federazione Ambientalisti Alto Adige, continuiamo a rafforzare il nostro impegno nella tutela della montagna e nella lotta al cambiamento climatico.</p>



<h2>Un nuovo capitolo per POW Italy</h2>



<p class="is-style-default">Lo scorso <strong>19 febbraio</strong>, durante la nostra <strong>Assemblea Generale Annuale</strong>, abbiamo ufficializzato il rinnovo del Consiglio Direttivo di POW Italy, segnando un importante passaggio di testimone.</p>



<p class="is-style-default"><strong>Sofia Farina</strong> ha concluso il suo mandato come Presidente, lasciando il ruolo ad <strong>Agnese Moroni</strong>, che da tempo fa parte della nostra famiglia, in particolare all’interno della <strong>Science Alliance</strong>. Agnese vive a <strong>Bolzano</strong>, città dove ha sede ed è nata POW Italy, e lavora come <strong>ricercatrice al Centro Eurac</strong>. La sua attività si concentra su tematiche chiave per la nostra associazione, tra cui il progetto <strong>Beyond Snow</strong>, che immagina il futuro delle Alpi senza neve e lavora con paesi e località sciistiche per adattarsi ai cambiamenti climatici. Il suo impegno in questo campo è stato recentemente premiato, e siamo certi che la sua esperienza sarà preziosa per guidare POW Italy in questa nuova fase!</p>



<p class="is-style-default">Accanto a lei, nel ruolo di <strong>Segretario</strong>, è stato eletto <strong>Morris Ferrari</strong>, che molti di voi conoscono già come responsabile della <strong>Athletes Alliance</strong>. Morris vive in <strong>Alto Adige</strong> ed è profondamente connesso al mondo degli <strong>sport invernali</strong> della provincia.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column">
<p class="is-style-default"><img loading="lazy" width="255px;" height="383px;" src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/slidesz/AGV_vUd32qwypIzVupB_BygyclwSVAQDPryOA0QNSrfqyZlW7t39WTp30r2UEzHP8PyRVd-BGUeJMBjMHNv7shl0qeQrrvdi5UwD7xtzh1gk_4hqJeR1u5mTgYIJ6sW7qBntj1ZHNB7EC2vMnQpzre_S_xs=s2048?key=aXQOPkMLbfeKMQwZK-wa4g9u"></p>
</div>



<div class="wp-block-column">
<p class="is-style-intro"><img loading="lazy" width="255px;" height="383px;" src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/slidesz/AGV_vUdMzMqtz6-FgJzGGzMuQyXnJrc9h5aVhbDgb0L0MFG7aMbdEDQYn7EOdQ3e3StOIiyhfNraDUkIFflQiVK17ObzCuGbcvO6GVp7Aln_sB5XdYt0P8BG9BmDHro-pmYA9aTNwk0y5AZuMzCtVdl1Qws=s2048?key=aXQOPkMLbfeKMQwZK-wa4g9u"></p>
</div>



<div class="wp-block-column">
<p class="is-style-intro"><img loading="lazy" width="255px;" height="383px;" src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/slidesz/AGV_vUdzuzs6DRki-o4nPgXTpPU6n07dsMoPS3JRkVlJqSrV7U7pFYgYh7eFg_5bc24BMrgZod78ViYNUpdJ9AVVLhJPBPEGe-b-Q0mnQs80Wbcd07DV4DekH9z7sC0qySGEM2qJAfxEwh98b_bm9d6ATkU=s2048?key=aXQOPkMLbfeKMQwZK-wa4g9u"></p>
</div>
</div>
</div></div>



<p class="has-text-align-center is-style-default"><em>Da destra: Martina Russo, <meta charset="utf-8">Agnese Moroni, <meta charset="utf-8">Morris Ferrari</em></p>



<p class="is-style-default">A completare il team, <strong>Martina Russo</strong>, che continua nel suo ruolo di v<strong>icepresidente</strong>, mantenendo la carica assunta lo scorso anno.</p>



<p class="is-style-default"><strong>Grazie a Sofia</strong> per il suo lavoro e per la passione con cui ha guidato POW Italy fino ad oggi. E un grande <strong>in bocca al lupo</strong> ad Agnese, Morris e Martina per questa nuova avventura!</p>



<h2>Un membro di POW nel direttivo della Federazione Ambientalisti Alto Adige</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/02/2025-DVNVorstand-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16724" srcset="https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/02/2025-DVNVorstand-1-1024x683.jpg 1024w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/02/2025-DVNVorstand-1-980x653.jpg 980w, https://protectourwinters.it/wp-content/uploads/2025/02/2025-DVNVorstand-1-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="is-style-default">Oltre ai cambiamenti interni alla nostra associazione, siamo entusiasti di condividere un’altra importante novità: un nostro membro è entrato nel <strong>Consiglio Direttivo della Federazione Ambientalisti Alto Adige</strong>!</p>



<p class="is-style-default">Lo scorso <strong>21 febbraio</strong>, la Federazione ha tenuto la sua <strong>Assemblea Generale Annuale</strong> a Bolzano, eleggendo i nuovi organi direttivi. La presidenza è passata da <strong>Josef Oberhofer</strong> a <strong>Elisabeth Ladinser</strong>, avvocata con una lunga esperienza nel mondo delle associazioni ambientaliste.</p>



<p class="is-style-default">La Federazione gioca un ruolo chiave nel <strong>coordinamento delle associazioni ambientaliste</strong> dell’Alto Adige, ampliando costantemente la propria rete per affrontare con maggiore forza le sfide legate alla <strong>politica climatica, alla tutela della biodiversità e alla protezione del nostro territorio</strong>. L’ingresso di un nostro rappresentante nel direttivo è un segnale importante del crescente peso di POW Italy nel dibattito ambientale locale.</p>



<p class="is-style-default">Siamo felici di poter contribuire attivamente a questa rete e di poter portare la nostra esperienza e prospettiva all’interno di un’istituzione così importante.</p>



<h2>Assemblea Generale 2025: non é ancora finita</h2>



<p class="is-style-intro">Oltre ad aver condiviso i bilanci di POW Italy per il 2024, precisando quanto è stato investito in quali progetti, le uscite, le entrate e tutto il resto, abbiamo fatto un riassunto del 2024, che inevitabilmente rappresenta un punto di partenza per l&#8217;anno a venire. Non sarà facile superarci, dato che:</p>



<ul><li>Abbiamo organizzato oltre <strong>30 eventi su tutto l’arco alpino</strong>, affiancati da due eventi di advocacy fuori dall’Italia. </li><li>La rete di volontariə si è ampliata e ci ha permesso di <strong>creare ben quattro hub territorial</strong>i.</li></ul>



<ul><li>Nella prima parte dell’anno, abbiamo portato avanti la campagna legata alle elezioni europee, intitolata <strong>&#8220;Ride, Bike, Climb, Vote&#8221;</strong>, con cui abbiamo collegato sport e attivismo, invitando la community outdoor a partecipare attivamente al dibattito politico e a sostenere politiche climatiche ambiziose. </li><li>Solo nel mese di settembre, abbiamo lavorato sulla <strong>mobilità a basse emissioni</strong> grazie a una grande collaborazione della comunità, che ci ha permesso di raccogliere oltre <strong>500 risposte al sondaggio</strong> che abbiamo creato per comprendere meglio le necessità degli spostamenti outdoor, e di registrare ben <strong>34.000 km di</strong> pedalate nel club di POW su <em>Strava</em> durante il Mobility Month 2024 di POW></li></ul>



<ul><li>Grazie al magnifico lavoro di volontariə in diverse regioni, abbiamo portato avanti il programma <strong>Hot Planets, Cool Athletes</strong> portando l’attivismo climatico nelle scuole tramite la voce di atletə e scienziatə!</li></ul>



<p class="is-style-intro"></p>



<p class="is-style-intro">Grazie a tuttǝ quellǝ che hanno partecipato! Ricordiamo che é possibile partecipare alla prossima Assemblea Generale, votare ed essere informati su quello che c&#8217;é dietro l&#8217;attività di questa organizzazione <a href="https://protectourwinters.it/tu-pow/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">diventando membrǝ</a> &#8211; ci vogliono solo 5 minuti, e se ti unissi a noi, per il nostro lavoro farebbe una differenza inimmaginabile.</p>
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