Carovana dei Ghiacciai 2025: attraversare le Alpi per capire il futuro

Ci sono viaggi che insegnano più di quanto mostrano. La Carovana dei Ghiacciai 2025 è stata questo: un percorso attraverso sei luoghi delle Alpi, ognuno con un ghiacciaio che cambia, un paesaggio che si modifica, un tema che emerge con forza. Mettendo insieme queste tappe, si compone una mappa del presente: un mosaico di instabilità, memoria, rischio, ma anche di conoscenza e possibilità.

Tappa #1: Adamello, Lombardia

Il nostro cammino è iniziato sul ghiacciaio del Presena, nell’area dell’Adamello. Qui il paesaggio è segnato da una contraddizione evidente: da un lato la volontà di proteggere il ghiaccio con teli geotessili, dall’altro la lunga storia di sfruttamento turistico che ha reso questo luogo un simbolo della complessità del rapporto tra montagna e società. Il Presena è una soglia: introduce la Carovana ai suoi tre elementi fondamentali – scienza, attivismo, comunità – e mostra immediatamente quanto sia difficile, oggi, conciliare conservazione e uso, eredità e futuro. L’apertura della Carovana su questo ghiacciaio ha reso evidente una cosa: la montagna richiede cura, ma anche letture nuove.

Tappa #2: Aletsch, Svizzera

La seconda tappa ci ha portati nel cuore della Svizzera, sull’Aletsch, il gigante bianco delle Alpi, patrimonio UNESCO. Qui la scala cambia immediatamente. L’estensione immensa della massa glaciale e il suo ritiro rapido impongono uno sguardo più ampio, che supera i confini nazionali e diventa questione di governance. Intorno all’Aletsch la Carovana ha affrontato temi centrali: la gestione della risorsa idrica in un contesto che dipende sempre più da un ghiacciaio in perdita; l’instabilità dei versanti che accompagna lo scioglimento; la necessità di sistemi di monitoraggio e di allerta precoce condivisi; la responsabilità politica nell’agire prima che i limiti vengano superati. L’Aletsch è una lezione di dimensione: ci ricorda che il cambiamento climatico non è un fenomeno locale, ma un sistema che collega valli, nazioni, persone.

Tappa #3: Ventina, Lombardia

Rientrati in Italia, la Carovana ha raggiunto il ghiacciaio del Ventina, in Valmalenco, dove la montagna rivela un’altra faccia della crisi: l’aumento del rischio nella frequentazione. Qui il ghiacciaio diventa una lente che mostra quanto sia diventato instabile l’ambiente d’alta quota: frane più frequenti, sentieri che cambiano, morene che si muovono, acqua che scorre in modi nuovi. È un luogo che costringe a fare i conti con il presente: non basta “andare in montagna”, bisogna capire come farlo in sicurezza e con consapevolezza. La Carovana, in questa tappa, ha lavorato proprio su questo: trasformare il ghiacciaio in uno strumento educativo, un modo per riflettere collettivamente su come la montagna ci chiede di cambiare.

Tappa #4: Ortles-Cevedale, Alto-Adige

La quarta tappa, a Solda, ai piedi del gruppo Ortles-Cevedale, ha riportato lo sguardo sulla dimensione culturale e storica della montagna. Queste cime custodiscono memorie profonde, naturali, alpinistiche, persino belliche, e oggi sono anche uno dei contesti più significativi per capire la trasformazione dei servizi ecosistemici. Qui la Carovana ha seguito da vicino il lavoro degli operatori del servizio glaciologico: una pratica che unisce rigore scientifico e un contatto fisico con il ghiaccio, sempre più complesso e rischioso. La montagna, in questo luogo, ci ha insegnato che la frequentazione non può più essere quella di un tempo: richiede rispetto, preparazione, e una comprensione nuova del limite.

Tappa #5: Zugspitze, Germania

Dalle montagne dell’Alto Adige siamo saliti verso la Germania, sulla Zugspitze, dove resiste l’ultimo ghiacciaio del Paese, lo Schneeferner. Anche qui, però, la parola chiave è “fine”. Fine di un ghiacciaio; fine di un’epoca geologica che pensavamo eterna; fine di un immaginario nazionale costruito sulla neve e sull’alta quota. La Carovana, in questa tappa, ha scelto di guardare non solo al ghiaccio in superficie ma anche a ciò che sta sotto: il permafrost che si degrada, la montagna che perde coesione dall’interno, la scienza d’avanguardia che studia queste trasformazioni con strumenti capaci di misurare persino le variazioni di gravità. La Zugspitze ci ha insegnato a guardare la montagna come un organismo: si muove, respira, si trasforma, e oggi si indebolisce.

Tappa #6: Ghiacciaio della Ciamarella e Bessanese, Piemonte

L’ultima tappa ci ha riportati in Italia, nelle Valli di Lanzo, tra la Ciamarella e la Bessanese, in un paesaggio segnato da frane, alluvioni, instabilità continua. Qui la Carovana ha chiuso il percorso riportando al centro il tema del rischio e dell’adattamento. La montagna che cambia non è solo un problema da monitorare: è una scuola. Camminando verso il Rifugio Cirié, osservando i versanti che si muovono e i torrenti che cambiano forma, abbiamo capito che ogni uscita sul campo è un esercizio di interpretazione. La montagna ci chiede attenzione, curiosità, capacità di leggere i segnali prima che diventino emergenze. E ci chiede, soprattutto, di trovare un linguaggio comune per raccontare ciò che accade.

Le nostre conclusioni

Guardando indietro, la Carovana dei Ghiacciai 2025 non è stata soltanto un itinerario scientifico. È stata un modo di restituire senso a ciò che ogni tappa mostrava: ghiacciai che non sono solo superfici bianche, ma sentinelle climatiche; paesaggi che cambiano e mettono in discussione i nostri modi di viverli; comunità che cercano strumenti per capire, adattarsi e partecipare. Attraversare le Alpi in questo modo significa riconoscere che la crisi climatica non è astratta: è scolpita nei versanti, nell’acqua che scende, nel ghiaccio che sparisce.

Se c’è una lezione finale, è questa: conoscere è già una forma di azione. E la montagna, oggi più che mai, ci invita proprio a questo: guardare, ascoltare, capire e poi agire, con la consapevolezza che il futuro delle Alpi è intrecciato al nostro.